“Amaani”, il nome che ho scelto per questo Retreat Yoga e Animal Flow in Uganda, non è casuale.
In Swahili significa energia, forza vitale. È quella potenza silenziosa che attraversa la terra rossa, che vibra nella giungla e che si risveglia dentro di te quando torni all’essenziale. Ed è esattamente ciò che ho provato quando ho ricevuto il pacco di Titti dall’Uganda un giovedì di marzo qualsiasi dell’anno scorso. Ma facciamo un passo indietro.
Dall’Indonesia allo Yoga in Uganda: una storia di gentilezza inaspettata
Tutto parte da una vendita “fallimentare”. A gennaio 2025 ho conosciuto Titti. Mi aveva contattata per un viaggio in Indonesia con quattro amici. Diversi preventivi, diverse versioni, nessuna andata a buon fine. Il gruppo non parte. Di mesi di lavoro rimane solo, per lei, un biglietto aereo internazionale da emettere, la voce meno redditizia che esista per un tour operator.
Chiudo la prenotazione. Vado avanti.
Qualche giorno dopo arriva in ufficio un pacco. Una borsetta in tessuto africano, stampe arancio e nero. Una collana colorata. Un bigliettino scritto a mano.
Solo lì ho scoperto da dove venivano quegli oggetti: collane fatte con carta di giornale riciclata, dalle donne che Titti aiuta a guarire dal cancro attraverso AFRON, associazione italiana di oncologia pediatrica attiva in Uganda. Un gesto che nessuno le aveva chiesto, che nessuna logica commerciale spiegava.
La gentilezza, quando è autentica, non chiede niente. Apre semplicemente uno spazio. Ed è in quello spazio che le cose belle trovano posto.
Da lì abbiamo iniziato a costruire qualcosa che non esisteva ancora.
Così è nato AMAANI, il nostro retreat di yoga itinerante in Uganda.
I tre “movimenti” del retreat AMAANI in Uganda
1. Il movimento fisico: la foresta e i gorilla di montagna
Il primo impatto è sensoriale: la foresta, la ricerca dei gorilla di montagna. Un’esperienza che richiede pazienza vera. Non la pazienza di aspettare un treno, ma quella di stare fermi dentro qualcosa di più grande di te. Il corpo si ricalibra. La mente segue.
2. Il movimento della relazione: lo scambio con AFRON
Qui il viaggio smette di essere consumo e diventa scambio grazie alla visita al progetto ABLE+ e all’ospedale dove opera il team di AFRON. Qui ad accoglierci ci sarà Titti e organizzeremo una festa insieme ai piccoli pazienti: è il momento in cui lo sguardo si allarga a nuove prospettive.
3. Il movimento invisibile: la presenza
Persone che tornano con una qualità di presenza che non si insegna in aula. Tolleranza all’incertezza. Ascolto vero. La capacità di meravigliarsi, che sembra un dettaglio finché non capisci quanto costa perderla.
Una parte del ricavato del viaggio andrà a sostegno di AFRON, perché questo viaggio non esisterebbe neanche senza Titti e senza l’associazione. Per chi volesse conoscere meglio la loro realtà, questo è il loro sito: afron.org.
Yoga e Animal Flow: Un progetto su misura
A questo si sono aggiunti Carola Gatti, ex ballerina che ha incontrato lo yoga come spazio di trasformazione, lontano da ogni visione performativa del corpo, e Diego Rossi, cestista agonista che ha costruito il suo percorso tra allenamento funzionale e animal flow, con un approccio scientifico e sperimentale al corpo in movimento.
Entrambi hanno scelto l’Uganda per le loro community non come pacchetto preconfezionato, ma come progetto condiviso, costruito insieme, su misura di chi erano le loro persone e di cosa cercavano davvero.
È esattamente così che ci piace lavorare in Sharewood. Per me e per noi, fare turismo consapevole è anche questo. Non è solo scegliere destinazioni o strutture sostenibili. È creare connessioni vere, costruire ecosostemi, dare spazio a relazioni virtuose che nascono da valori condivisi e si trasformano in qualcosa di concreto. È progettare esperienze che lasciano qualcosa, da entrambe le parti.
P.S. Quest’anno abbiamo anche realizzato il viaggio in Indonesia che con i suoi amici Titti aspettava da tempo.
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